19/05/2023 Locorotondo-Alberobello 12 giorno
Da Martina Franca a Locorotondo
e poi a Alberobello
con ritorno a Martina Franca
Locorotondo The ride to Locorotondo is pretty and if you are lodging in the centre, you want to stop at the Martina Franca – Via Cisternino stop. From here it’s just an easy five minutes walk to the centre.If you are taking the bus to Martina Franca or back to Fasano, remember this stop. You’ll need to come back here. The Fasano bus will of course be across the road, in front of the Farmacia.After checking in to our apartment and freshened up a bit, we decided to visit Alberobello just 8.3 km away, a nine minutes bus ride away. As many of you probably know, this town is a UNESCO Heritage site that’s known for its Trulli homes.We didn’t stay too long in Alberobello. The centre where the Trulli are located isn’t very big and we felt a bit crowded with all the tourists there. Just wander the many beautiful alleys, get lost and snap away. Best time is during the golden hours of course but really, anytime will do.
Alberobello ( Puglie) Today we'll head off the tourist path, continuing through Puglia and into the Basilicata region, with a stop to learn about and sample some local wines, meats, and cheeses. In Alberobello, we'll explore cone-shaped, stone trulli houses that are still lived in today. Then we'll drive on to the town of Matera, known for its unique Sassi neighborhoods made up of ancient cave dwellings, where we'll enjoy a delightful dinner together.Alberobello is so beautiful.We stayed the night in a Trulli (Trulli Holiday Resort) and it was a (trulli) magical experience. It’s a lovely village to wander around, be sure to check out the local museum. Lots of little bars around and the local wine is very good. We visited the Albea cantina near the train station and did the tour of the wine museum. Lovely way to spend an hour.
Locorotondo: Locorotondo è una città situata sulla collina della Valle d'Itria, famosa per le sue case bianche e il centro storico ben conservato. La città è nota anche per la produzione di vino bianco, in particolare il bianco di Locorotondo, un vino DOC.Locorotondo è una città medievale famosa per le sue case bianche, il suo centro storico ben conservato e la vista panoramica sulla Valle d'Itria. La città è famosa anche per il suo vino bianco secco, il Locorotondo DOC, che viene prodotto localmente.
Origini del nome
Questo comune ha avuto molti nomi prima di quello attuale. Inizialmente si chiamava Casale San Giorgio (in onore del santo patrono), poi Casale Rotondo, successivamente Luogorotondo e solo nel 1834 fu chiamato Locorotondo. Il toponimo richiama la caratteristica forma del centro storico, un insieme di piccole case bianche disposte su anelli concentrici.[4]
Geografia fisica
Territorio
Locorotondo confina a nord con Fasano (BR) e Alberobello, a ovest e a sud con il territorio di Martina Franca (TA) e a est con Cisternino (BR).
Il paese è posto a 410 metri sul livello del mare, nella parte meridionale dell'altopiano delle Murge, e specificamente nella Valle d'Itria o Murgia dei Trulli, una depressione carsica formata da due unità litostratigrafiche dette Calcare di Fasano e Calcare di Ostuni. La morfologiapresenta valli (polje), rilievi poco elevati, grotte e doline. Come nel resto della Valle d'Itria, nel territorio sono evidenti le tracce del lavoro agricolo che ha modellato il panorama. Il 13% circa della superficie agraria è dedicata alla viticoltura, il resto è dedicato soprattutto alla cerealicoltura e agli uliveti.[5] Il paese conta oltre 150 contrade, frazioni o tracce di comunità agricole che si raccolgono attorno a trulli, nei pressi di chiesette, pozzi e piazzali.[6]
Clima
Il clima di Locorotondo, posta su un'altitudine di media collina e distante diversi km dal mare, si presenta in una fascia di intermezzo tra mediterraneo e continentale. Gli inverni sono moderatamente freddi, con episodi di aria artica e nevicate, le estati sono invece calde e secche, intervallate da qualche episodio temporalesco e fresche ventilazioni di maestrale. Per quanto riguarda invece la pioggia, Locorotondo si presenta come una delle località più piovose della Puglia centro-meridionale, avendo infatti una media di 750 mm annui, circa 180 in più rispetto al capoluogo Bari; merito di una particolare posizione orografica collinare, e mancanza di barriere nelle immediate vicinanze.
Storia Evidenze archeologiche mostrano che l'area era abitata già intorno al III millennio a.C., ma il primo insediamento vero e proprio risale all'epoca tra il IX e il VII secolo a.C., forse colonia di greci Locresi. Risale al 1195, durante la dominazione sveva, la prima menzione di Rotondo o casale rotondo[7], un agglomerato rurale intorno alla chiesa di san Giorgio, appartenente al feudo del monastero benedettino di santo Stefano. La formazione del feudo e dell'abitato dovrebbe risalire agli ultimi decenni dell'anno Mille. Nei secoli successivi l'abitato crebbe, e gli abitanti cercarono in diverse occasioni di sottrarsi alla giurisdizione del monastero, cosa che avvenne nel 1385, quando divenne un possedimento della famiglia Orsini del Balzo. Alle metà del XV secolo, dopo l'estizione della famiglia, il paese entrò nei possedimenti dell'aragonese Ferdinando I di Napoli, che la donò a Loffredo Pirro, membro di un'altra famiglia di nobili meridionali. Dopo pochi anni, tuttavia, il paese passò al dominio dei Carafa, che fecero erigere le mura e il castello, per poi tornare, per metà, nuovamente tra i possedimenti dei Loffredo. L'altra metà venne affidata alla famiglia Borrassa, che nel 1604 comprò il resto. Nel XVI secolo aumentò la popolazione, vennero acquisiti nuovi terreni ed edificate numerose chiese e un ospedale. Nel 1645 i Borrasa, a causa di pesanti debiti, furono costretti a vendere il feudo ai duchi Caracciolo, nelle cui mani restò fino agli inizi del 1800. Nel 1799 Locorotondo venne coinvolta nella Repubblica Partenopea.[8]
Alberobello: Alberobello è famosa per i suoi trulli, le tradizionali abitazioni in pietra a forma di cono che sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. La città è un importante centro turistico e un luogo ideale per scoprire la cultura e le tradizioni locali. Alberobello è un'altra città medievale famosa per i suoi trulli, le case bianche a forma di cono con il tetto conico. La città è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO per la sua architettura unica. Alberobello è anche famosa per la sua produzione di olio d'oliva di alta qualità.
Origini del nome
Lo storico di Noci Pietro Gioia ha congetturato che il nome Alberobello derivasse da Silva alboris belli, con il significato di "bosco dell'albero della guerra" e tale derivazione, priva di riscontro documentale, è stata a lungo fatta propria dagli storici successivi. Studi posteriori[7][8] sottolineano tuttavia che il primo toponimo con il quale la località era conosciuta fu Silva Alborelli: così risulta dal più antico documento a conoscenza degli studiosi, e cioè il diploma d'investitura del 15 maggio 1481 con il quale il re Ferrante d'Aragona assegnò i beni del defunto conte di ConversanoGiulio Antonio I Acquaviva d'Aragona al figlio Andrea Matteo, illetterato. In detto documento[9] si legge Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari.
Il nome Alberobello divenne ufficiale il 22 giugno 1797 dal primo Consiglio Comunale. In tale circostanza furono proposti anche i nomi di Ferrandina in onore di re Ferrante d'Aragona e di Ferdinandina in onore a re Ferdinando IV di Borbone.[senza fonte] Tuttavia sino alla prima metà dell'Ottocento furono adottate anche le dizioni alternative Arborebello o Albero Bello.
Storia
Una prima antropizzazione dell'area e bonifica agraria prese avvio nei primi anni del XVI secolo su impulso del conte di Conversano Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona, figlio di Giulio Antonio Acquaviva caduto nell'estate del 1480 nella battaglia di Otranto contro gli ottomani. Andrea Matteo introdusse dal feudo di Noci una quarantina di famiglie di contadini per bonificare e coltivare le terre, con l'obbligo di consegnargli la decima dei raccolti.

Il suo successore, il conte Giangirolamo II, detto dagli storici dell'Ottocento il Guercio delle Puglie perché da una lotta si procurò un occhio bendato (senza documentazione) nel 1635 al centro della zona eresse una locanda con annessi refettorio, taverna e oratorio dedicato alla Madonna di Loreto (10 dicembre) e ai Santi Cosma e Damiano (che fu chiuso dal pubblico nel 1863), che diede avvio all'urbanizzazione della selva con la costruzione di un agglomerato di piccole case.
L'abbondanza di materiale, soprattutto pietra calcarea e carsica e l'autorizzazione del conte a costruire case solo con muri a secco senza l'uso di malta, che divennero i caratteristici trulli, contribuirono all'espansione dell'agglomerato urbano. L'obbligo di far costruire case solo con pietre a secco fu un espediente del conte per evitare il pagamento dei tributi al viceré spagnolo del Regno di Napoli secondo la Pragmatica de Baronibus, legge in vigore fino al XVIII secolo secondo la quale la costruzione di un nuovo centro abitato comportava in primo luogo il regio assenso e il consecutivo pagamento dei tributi da parte del barone alla Regia Corte. Il centro abitato sorse sulle vie dell'antico fiume Cana/Cane, dove ora si trova il largo Giuseppe Martelotta.[senza fonte]
Alberobello rimase feudo degli Acquaviva d'Aragona di Conversano fino al sabato 27 maggio 1797, quando il re Ferdinando IV di Borbone accolse l'istanza di una delegazione-comitato di sette gentiluomini, costituita dai dottori Giacomo Giuseppe Pezzolla e Martino Lippolis, dal capo d'arte Ottavio Ciaccia e dai sacerdoti Vito Fasano, Francesco Cosma Sgobba, Vito Nicola Tinelli e Francesco Martelotta, ed emanò un decreto con il quale elevava il piccolo villaggio a città regia, liberandola dalla servitù feudale. Il decreto giunse in paese il successivo 16 giugno e fu affisso su un albero di olmo alla vista di tutti[senza fonte]. Il 22 giugno fu eletto come primo sindaco il fisico Francesco Giuseppe Lippolis soprannominato "Orecchie False". Nel 16 marzo 1814 fu istituita la parrocchia e nominato primo parroco don Vito Onofrio Tulio Lippolis cugino del primo sindaco, arciprete del Capitolo costituito da una ventina di presbiteri. Nell'estate del 1797 Antonio Francesco D'Amore costruì il primo trullo a due piani[senza fonte], noto oggi come Casa D'Amore.
Alberobello è l'unico centro abitato nel quale è presente un intero quartiere di trulli, viene pertanto considerata capitale culturale dei trulli della Murgia.

